Polizza vita un groviglio di clausole

Interviene la cassazione per aiutare a capire qualcosa sugli indennizzi.

Eh già non basta avere un polizza vita per sentirsi sereni, si deve stipulare facendo moltissima attenzione alle clausole e postille, perchè al momento della firma spesso non ci pensiamo, ma se dovesse capitare qualcosa molte di queste postille e clausole sono proprio messe lì per rallentare i tempi per il nostro indennizzo.

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Ed è così che un contraente denuncia la compagnia assicurativa proprio per le lungaggini della quale è stato vittima, e con tutte le carte, visite e quant’altro le è stato richiesto per poter ottenere un indennizzo.

E il 20 agosto 2015 si è finalmente riusciti ad avere dalla corte di cassazione la giusta sentenza, verranno infatti ritenute nulle tutte le lungaggini e le peripezie burocratiche che vengono richieste ingiustamente dalle assicurazioni per ottenere gli indennizzi che da contratto sono definiti casi da coprire.

Addirittura il caso preso dalla corte di cassazione in questo esempio è proprio di un povero contraente deceduto, il quale erede si è presentato a chiedere indennizzo per morte del contraente e la compagnia non voleva dare il pagamento perchè in vita il contraente secondo loro non aveva presentato delle cartelle cliniche antecedenti alla morte e alla stipula.

Grazie a questa sentenza sono stati infatti invalidati l’obbligo della presentazione di cartelle cliniche antecedenti alla polizza, obblighi di dover presentare una relazione clinica sulla morte del contraente, basta infatti il normalissimo certificato di morte, l’obbligo di portare con se alla richiesta di indennizzo l’originale della polizza, perchè non tutto sanno dove possa essere soprattutto nei post mortem.

 

Autore dell'articolo: Debora

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